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Parodontite e poi impianti: scelta valida o sbagliata? Ecco la verità

Ti hanno detto che hai la parodontite e che la soluzione più giusta sono gli impianti? I tuoi denti naturali si muovono e non sai se tenerli o rimpiazzarli? Scopriamo insieme se l’inserimento degli impianti dopo la piorrea è una scelta valida o sbagliata.

Cos’è la parodontite

Una delle cause principali della perdita dei denti è senza dubbio la parodontite.

La parodontite, volgarmente detta piorrea, è una patologia che colpisce il parodonto, ovvero i tessuti di sostegno del dente.

Nell’immaginario collettivo è spesso associata all’immagine del tipico dente che si muove e viene perso senza alcun apparente motivo.

Ma come si arriva in un tempo così relativamente breve alla perdita del dente?

Come si manifesta

Banalmente, la causa della parodontite è l’accumulo di placca batterica sottogengivale.

L’infiammazione tissutale causata dai microbi associata alla liberazione delle loro tossine, determina la formazione di una “tasca virtuale” farcita di microbi, detta tasca parodontale.

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Quando questa flogosi è confinata alla gengiva e non viene interessato l’apparato di attacco del dente, si ha la condizione nota come gengivite.
Qui le gengive appariranno rosse, gonfie, tendenti al sanguinamento e talvolta dolenti. 

Fortunatamente la gengivite è una patologia reversibile, ovvero rimossa la causa dell’infiammazione, la situazione torna esattamente come prima.
Di conseguenza grazie ad una semplice ablazione tartaro, istruzione all’igiene orale e a visite periodiche il problema viene allontanato.

Tuttavia, se la tasca si fa via via più profonda, verrà ad essere interessato il parodonto profondo, costituito da fibre parodontali che àncorano il cemento della radice al connettivo gengivale o all’osso alveolare.
A questo punto, non appena viene interessata e distrutta la prima fibra di attacco, siamo in parodontite.

parodontite termoli
parodontite termoli dentsta cordisco fabio

La piorrea ha però il carattere della irreversibilità: l’attacco perso non si può più recuperare spontaneamente, e i danni ottenuti resteranno tali.

Gli effetti principali che si possono realizzare man mano che il parodonto viene distrutto sono: 

  1. il dente perderà il proprio sostegno;
  2. vi sarà un riassorbimento osseo;
  3. l’elemento dentario risulterà ipermobile, soprattutto nelle fasi tardive;
  4. potrebbe verificarsi recessione gengivale, in particolare nei pazienti con biotipo sottile;
  5. potrebbero manifestarsi degli ascessi parodontali;
  6. il dente potrebbe spostarsi;
  7. in ultima analisi si può arrivare alla perdita del dente.
  8. Proprio per queste ragioni è fondamentale intercettare la parodontite il prima possibile.

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Quali cure?

Soluzioni tempestive

Spesso, una piccola recessione o una moderata mobilità dentale spaventa numerosi pazienti. Si pensa che quel dente sia destinato ad essere perso e che ormai il suo destino sia l’estrazione.

In realtà, il trattamento della parodontite non è sempre rappresentato dall’estrazione dei denti interessati, anzi.

La soluzione ideale certamente sarebbe intercettare il problema già nella fase di gengivite per evitare che il tutto evolva in parodontite.
Ricorrendo ad una detartrasi e a una corretta igiene orale è possibile risanare i tessuti gengivali.

Nel caso in cui il paziente fosse già in parodontite invece, è molto importante eseguire una diagnosi tempestiva.
La relativa terapia può essere eseguita sia con trattamenti non chirurgici che chirurgici a seconda della gravità della condizione.

Pertanto, è molto importante non perdere tempo e curare la parodontite in corso; consultando l’odontoiatra è infatti possibile avere buone probabilità di curare l’infiammazione e di conservare i denti interessati.

Soluzione tardiva: impianti dopo la piorrea

Al contrario, quando non si cura la parodontite in tempo l’infiammazione danneggia irreversibilmente i tessuti di supporto del denti, rendendoli irrecuperabili o addirittura causandone la caduta.

Il paziente qui si trova di fronte ad uno o più denti funzionalmente inutili che necessitano di essere rimpiazzati.

Una possibile tecnica di riabilitazione è rappresentata dall’implantologia, convenzionale o post-estrattiva immediata.

studio dentistico termoli
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In questo caso, si procede con la rimozione dei denti irrecuperabili e l’immediata o differita sostituzione con impianti dentali.

Un importante aspetto da valutare sarà la qualità e la quantità di osso presenti, in modo tale che gli impianti si possano osteointegrare tridimensionalmente nell’osso che li ospita.

Certamente, soprattutto in un paziente che desidera impianti dopo la piorrea, l’attenzione nei confronti dell’igiene e delle visite periodiche deve essere molto elevata; l’impianto perdona molto meno di un dente naturale. 

In conclusione, se hai la parodontite, la soluzione non è l’estrazione.
Il dente per quanto possibile deve sempre cercare di essere salvato.

Se l’elemento è giudicato irrecuperabile o addirittura l’hai già perso, una possibile soluzione è rappresentata dagli impianti dentali. 

Chirurgia ortognatica: ecco l’intervento per correggere la mandibola

Ti hanno detto che l’unico modo per avere un sorriso perfetto è la chirurgia? In cosa consiste? Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’intervento per correggere la mandibola.


Cos’è la chirurgia ortognatica

La chirurgia ortognatica è una branca della chirurgia maxillo-facciale che si basa sulla correzione chirurgica delle anomalie scheletriche di osso mascellare e mandibola.

Ortognatico significa “mascelle dritte” pertanto l’obiettivo principale è muovere le mascelle, e con esse i denti, collocando entrambi nella giusta posizione.

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Tipicamente si tratta di un tipo di chirurgia che viene effettuata su soggetti adulti a fine crescita.
Esistono tuttavia alcuni casi in cui può essere effettuata a partire dai 16 anni.

Chi ha bisogno della chirurgia ortognatica?

Le persone che possono beneficiare della chirurgia ortognatica sono quelle che hanno una masticazione scorretta o quelle con le arcate dentarie malposizionate per squilibri della crescita delle mascelle.

Queste anomalie possono creare una serie di problemi sulla funzione masticatoria, la respirazione, la fonazione, la salute della bocca e penalizzare seriamente l’aspetto estetico.

Possiamo sintetizzare alcune condizioni tipicamente che richiedono chirurgia ortognatica:

  • eccessiva crescita della parte inferiore del viso (mandibola grande o pronunciata);
  • scarso sviluppo mascellare;
  • eccessivo sviluppo mascellare;
  • scarso sviluppo della mandibola con mento sfuggente, a becco d’uccello, con eventuale presenza di spazio tra gli incisivi superiori e inferiori;
  • asimmetrie più o meno gravi, con deviazione della mandibola, de mento o della mascella;

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  • alterazioni dell’occlusione che non possono essere corrette con l’apparecchio ortodontico, come morso profondo (gli incisivi superiori coprono troppo gli inferiori) o morso aperto (spazio tra incisivi superiori e inferiori).

Quali sono le fasi dell’intervento?

Il percorso ha in genere inizio con la visita dall’ortodontista.
Normalmente, il paziente richiede un consulto perché ha i denti storti, o chiude male la bocca, o nota che il viso non è di suo gradimento.

L’ortodontista dopo un accurato studio della bocca, dei calchi e delle teleradiografie del cranio, pianificherà la fase terapeutica.

Approccio convenzionale

Qualora per correggere la mandibola o l’osso mascellare si dovesse optare per l’intervento chirurgico convenzionale, il paziente dovrà portare per circa 1 anno un apparecchio per allineare i denti.

ortodonzia termoli montefalcone nel sannio

Successivamente, a denti dritti, verrà eseguito l’intervento chirurgico, ove il chirurgo muoverà le ossa insieme alle arcate, armonizzando il viso.

Circa 1-2 mesi dopo la chirurgia, il paziente tornerà dall’ortodontista per rifinire i dettagli dell’occlusione.

Surgery first

In alcuni casi si esegue anche il cosiddetto “surgery first”: si preferisce effettuare prima l’intervento chirurgico, quindi andare a posizionare prima mascellare e mandibola nella posizione corretta e poi concludere con l’ortodonzia.

Questa linea terapeutica ha dei risvolti importanti anche di natura psicologica per il paziente.

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Difatti, una persona a cui non aggrada il suo aspetto estetico, difficilmente accetterà 12 mesi di ortodonzia pre-chirurgica.

Correggere la mandibola immediatamente, gli porterà un miglioramento generalizzato del volto che poi lo spingerà a cercare la perfezione con il trattamento ortodontico postoperatorio.

Qui però, dopo l’intervento, non trattandosi di una semplice rifinitura, l’apparecchio andrà portato per un periodo di tempo maggiore. 

Eventuali complicanze e rischi

Come ogni intervento chirurgico, la chirurgia ortognatica non è esente da rischi e complicanze.

Complicanze generali e specifiche

Possiamo distinguere delle complicanze generali e complicanze specifiche.

Le complicanze generali si possono realizzare durante e dopo l’intervento. Senza dubbio vanno citati sanguinamento e infezione, oltre che l’apertura della ferita chirurgica.

Tra le specifiche, la più problematica è l’esposizione dei mezzi di osteosintesi, ovvero delle placche e viti che tengono ferma la mandibola nella nuova posizione. Questa evenienza obbliga il chirurgo ad un nuovo intervento per la loro rimozione.

Rischi legati all’intervento

Può capitare che durante l’intervento qualcosa vada storto…senza dubbio i rischi maggiori che si possono correre durante la correzione della mandibola sono:

  1. eventuali lesioni alle radici dentarie;
  2. lesioni del nervo alveolare inferiore;
  3. frattura iatrogena patologica, ovvero una frattura scorretta causata del chirurgo a livello delle ossa mascellari.
    Tale problematica colpisce principalmente la mandibola per via della sua densità maggiore.

Vantaggi e svantaggi

È ormai a tutti noto che molti attori di Hollywood, tra cui Angelina Jolie, abbiano ricorso alla chirurgia ortognatica per migliorare il loro profilo ed angolo mandibolare. correggere la mandibola

Chi lo avrebbe mai fatto per un motivo così futile se questa procedura non possedesse innumerevoli vantaggi?

Anzitutto, tutti questi interventi vengono eseguiti per via endorale, cioè senza cicatrici esterne sul viso, e non comportano quasi mai l’immobilizzazione con fili metallici delle arcate dentarie tra loro.

Inoltre, le moderne tecnologie consentono, tramite l’utilizzo di software dedicati, di darti la possibilità di conoscere il tuo aspetto post-intervento, attraverso una ricostruzione facciale virtuale.
In questa maniera saprai come sarai ancora prima di operarti.

In più, la chirurgia ortognatica colloca i denti e le mascelle in una nuova posizione più bilanciata, funzionale e salutare.

Non soltanto sarai in grado di mordere e masticare al meglio ma anche il tuo aspetto, la respirazione e il modo di parlare risentiranno dei benefici apportati.

L’unico svantaggio da considerare è il gonfiore del viso post-intervento, pressocchè inevitabile, che può perdurare anche per un mese.

Diretta conseguenza è la difficoltà nel mangiare, nel bere e nel parlare nelle prime settimane.

Implantologia Dentale Osteointegrata

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In cosa consiste l’implantologia osteointegrata e in cosa differisce rispetto alle altre tipologie di impianti?

Gli impianti dentali sono radici artificiali in titanio che vengono inserite all’interno delle ossa mascellari e vanno così a formare la solida base alla quale ancorare sia la sostituzione di un solo dente mancante, sia una protesi parziale o totale.

Definizione dell’implantologia osteointegrata

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Gli impianti funzionano nello stesso modo dei denti naturali e consentono di recuperare la comodità di masticare, parlare e sorridere con la stessa sicurezza data dai denti naturali. Contrariamente a quanto spesso si sente dire, gli impianti non sono soggetti a “rigetto”. Infatti il materiale da cui sono costituiti, il titanio, è assolutamente biocompatibile, ovvero non viene riconosciuto come corpo estraneo dal nostro organismo, bensì viene accettato come fosse una sua parte.

Il titanio, quindi, inserito nell’osso umano, si integra con la struttura ossea stessa, formando un elemento unico sul quale ci si può ancorare per sostituire uno o più denti. Questo processo viene chiamato osteointegrazione e gli impianti si dicono quindi “osteointegrati”.
Dal punto di vista pratico, per sostituire i denti mancanti con gli impianti sono necessarie due fasi. Una prima fase chirurgica consiste nell’inserimento degli impianti. A questo primo intervento segue un periodo di guarigione, della durata variabile da 3 a 6 mesi, durante il quale avviene il processo di osteointegrazione, in questi mesi il paziente rimane senza denti oppure se vi sono le condizioni puo’ portare denti provvisori fissi. Al termine di tale periodo è necessario un secondo, piccolo intervento per scoprire gli impianti, fino a quel momento sommersi sotto la gengiva e posizionare il “pilastro di guarigione”. Una volta guarita la gengiva attorno all’impianto sarà possibile prendere le impronte e trattare gli impianti analogamente alle radici dei denti naturali, costruendovi sopra il manufatto protesico necessario per la riabilitazione della funzione masticatoria ed estetica della bocca.

Prima di essere sottoposti ad un intervento di chirurgia orale implantologica, è necessario assumere farmaci.

Si tratta di farmaci antibiotici.

 

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Cos’è l’implantologia a carico immediato e perché sceglierla

L’implantologia a carico immediato permette di ritrovare un sorriso bello e sano fin da subito, senza dover attendere mesi tra l’installazione dell’impianto e l’ancoraggio dei denti nuovi. Si tratta di una tecnica innovativa e veloce, che prevede l’impiego di materiali di altissima qualità e che può essere utilizzata anche su pazienti affetti da atrofizzazione ossea dentale.

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Cosa vuol dire implantologia a carico immediato

L’implantologia a carico immediato è una tecnica rivoluzionaria e consente il posizionamento chirurgico degli impianti dentali e l’applicazione delle protesi definitive nel giro di 24 ore.

La differenza con l’implantologia classica sta proprio nei tempi: se con un normale impianto dentale si devono attendere almeno 2 o 3 mesi tra l’inserimento dell’impianto e il posizionamento dei nuovi denti, con il carico immediato si può tornare ad avere un sorriso sano e bello nel giro di un paio di giorni.

L’implantologia a carico immediato è una tecnica che può essere eseguita su pazienti le cui condizioni cliniche a carico della bocca siano favorevoli all’installazione di impianti dentali. Nello specifico, chi desidera sottoporsi a un trattamento del genere deve presentare unabuona qualità e densità delle ossa delle arcate dentali, che possa favorire la stabilità primaria dell’impianto, la completa guarigione e dunque una corretta osteointegrazione, che è la condizione fondamentale per la buona riuscita di un intervento di questo genere.

Diversamente, si può parlare di tecnica a carico progressivo, che prevede l’impiego di una protesi mobile fino al completamento del processo di osteointegrazione. Si tratta di una soluzione temporanea, che permette comunque di svolgere tutte le azioni della vita quotidiana e per questo la si ritiene un buon compromesso per quei pazienti che vogliono subito tornare a sorridere.

Come viene installato un impianto a carico immediato

L’installazione di un impianto a carico immediato prevede innanzitutto la visita presso uno studio dentistico qualificato, che presenti tutta la strumentazione necessaria per operare chirurgicamente e le autorizzazioni richieste dalla legge. Qui un dentista implantologo esegue una visita clinica di consulto e successivamente sottopone il paziente alle necessarie indagini radiologiche per valutare lo stato di salute della bocca. Possono essere richiesti anche eventuali trattamenti preliminari per migliorare la quantità o la qualità dell’osso, come innesti e interventi di rigenerazione ossea.

Una volta valutato il caso e prese le dovute precauzioni, il paziente viene anestetizzato con l’uso di anestetici locali, grazie ai quali non si prova dolore durante l’intervento.

Dopo l’anestetizzazione, si procede con l’inserimento dell’impianto: la procedura consiste nell’avvitamento di viti in titanio e zirconio nell’osso proprio sotto la gengiva. A queste viti vengono poi ancorate le protesi fisse nel giro di circa 24 ore.

Gli impianti “All on four” e “All on six”

Esistono diverse tecniche di implantologia a carico immediato, che possono essere utilizzate dai dentisti a seconda dei casi. Tra le più comuni e innovative, vi sono la “All on four” e “All on six”, che fondamentalmente si differenziano per il numero di viti inserite nell’osso.  Entrambe le tecniche seguono dei protocolli scientifici sicuri e garantiscono elevate percentuali di successo.

L’impianto “All on four” consiste nell’inserimento di 4 viti in titanio e zirconio nell’osso mandibolare o mascellare, a cui viene ancorata una protesi in grado di estendersi su tutta l’arcata dentale. Dopo circa 24 ore, se l’osso dentale è in buono stato e il processo di osteoitegrazione concluso, si procede all’ancoraggio dei denti fissi. Un discorso simile va fatto per l’impiantoAll on six”, che invece prevede l’inserimento di 6 viti.

L’implantologia a carico immediato nei pazienti con poco osso

L’implantologia a carico immediato può essere eseguita anche su pazienti affetti da atrofizzazione ossea dentale ma, come sempre in questi casi, occorre valutare ogni singolo caso.

Il problema del deficit osseo può essere risolto attraverso un innesto o un intervento di rigenerazione ossea che permettono un adeguato miglioramento dello stato delle arcate dentali e la piena riuscita del trattamento implantare.

Qualora il paziente sia affetto da osteoporosi o da patologie simili che determinano una scarsa qualità dell’osso, si procede invece con un impianto a carico progressivo, con l’applicazione di una protesi mobile fino alla completa stabilizzazione primaria degli impianti e poi all’ancoraggio dei denti definitivi.

I vantaggi di un impianto a carico immediato

Il vantaggio principale di un impianto a carico immediato è sicuramente la riabilitazione totale e immediata delle arcate dentali.
Questo permette al paziente non solo di tornare a svolgere nel giro di poco tempo tutte le attività della vita quotidiana, come la masticazione, ma anche di guardarsi allo specchio con un nuovo sorriso e riacquistare fin da subito sicurezza sul suo aspetto estetico.

Quanto costa un impianto a carico immediato

Non è possibile sapere a priori quanto costa un impianto di questo genere, poiché le spese da affrontare variano in base alle situazioni e a diversi fattori come il numero e la qualità degli impianti e la relativa componentistica.

Prima di affidarsi a un dentista low cost è bene valutare se sia il caso di avere a che fare con prodotti scadenti che potrebbero causare problemi in futuro o con lavori non garantiti e per i quali potrebbe non essere prevista una certificazione di garanzia.

È davvero una scelta sensata quella di mettere la salute della propria bocca nelle mani di chi non ha sufficiente competenza nel settore dell’implantologia e che costringerà il paziente a richiedere sicuramente un’assistenza postuma?

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Cosa un paziente deve sapere prima di sottoporsi a un intervento di implantologia

La perdita di uno o più denti fino alla perdita completa di tutta la dentatura rappresenta un problema importante per la maggior parte dei pazienti, molte volte crea disagi psicologici per il danno estetico piuttosto che reali problemi funzionali.

La perdita completa dei denti con la riduzione ossea conseguente causa un invecchiamento precoce dei tratti somatici del viso, e molte volte il paziente non si rende conto che tale invecchiamento precoce del volto e’ dovuto alla mancanza dei denti o a protesi totali (dentiere) eseguite in modo non corretto.impianti dentaliUn mento prominente, le labbra assottigliate e le rughe accentuate intorno alla bocca possono essere lo specchio di cure odontoiatriche non corrette. È sufficiente rifare una corretta protesi e il viso ritorna armonico, per cui si evince che non sono gli impianti ma la protesi corretta che crea armonia e funzione . In quei pazienti che per varie ragione non tollerano la dentiera gli impianti sono la soluzione ideale dopo aver valutato alcuni parametri di ordine generale, quali lo stato di salute generale e fattori locali quali la qualità e la quantità di osso disponibile .

Se un paziente gode di buona salute o presenta malattie ben compensate dalle medicine, è quasi sempre possibile fare un intervento ambulatoriale di implantologia. Gli interventi sono diventati molto meno invasivi e con le moderne tecniche di sedazione, un paziente non si accorge neanche di eseguire l’ intervento, il dolore postoperatorio con i moderni analgesici è quasi inesistente, ci può essere un po’ di gonfiore che nell’ ambito di una settimana si risolve.

I pazienti spesso si chiedono come possono capire se l’implantologia è la scelta giusta per il loro caso e questo è dimostrato dalle quotidiane richieste di secondo parere da parte dei pazienti.

Per evitare di sentire troppi pareri si possono fornire alcuni consigli:

  1. affidarsi a professionisti seri e preparati che eseguano una visita clinica completa e raccolgono i dati sullo stato di salute del paziente. Non si può stilare un piano di cura senza visitare il paziente, visionando solo una radiografia come propongono alcuni centri odontoiatrici sopratutto esteri in paesi in cui il costo della vita è un centesimo dell’ Italia. I pazienti devono sapere che gli impianti necessitano di manutenzione, e di controlli periodici.
  2. discutere delle alternative terapeutiche. Cioè verificare se non esistano altre possibilità(curare i denti, rifare la protesi su denti del paziente, eseguire dentiere) la missione del dentista è curare i denti non togliere i denti per mettere gli impianti.
  3. esigere una corretta informazione sulla certificazione e la qualità dell’ impianto che è un presidio medico -chirugico e necessiterà di un rifacimento della sua parte protesica (il dente, per intenderci) e quindi un paziente dopo 10/15 anni dovrebbe essere in grado di poter rifare la protesi e il professionista di comperare la componentistica protesica. Le ditte implantari di alta fascia garantiscono la costruzione dei componenti nel tempo, investono in ricerca e producono impianti e componenti affidabili. È sbagliato pensare che tutti gli impianti sono uguali ed è  giusto che il pazienti si informino del tipo di impianto che viene posizionato nella loro bocca. Se il paziente cambia città o nazione o lo studio dove l’ ha fatto chiude, il paziente deve essere in grado di andare da un altro professionista per rifare la protesi quando sarà necessario e questo può essere anche fra 15 anni. Se il paziente non ha una certificazione molto volte non si riesce a rifare il lavoro e si è costretti a togliere gli impianti dall’ osso.
  4. diffidare dei costi troppo bassi, l’implantologia è una procedura ad alta valenza tecnologica: richiede tempo, professionalità, strumenti e materiali adeguati. L’associazione nazionale dentisti italiani (ANDI) ha stilato un nomenclatore con un tariffario per dare un indicazione sul giusto valore delle prestazioni.
  5. ricordarsi che prima di sottoporsi ad un intervento di implantologia bisogna curare la malattia parodontale (volgarmente chiamata piorrea) che affligge più del 50% degli italiani. Ricordo a tutti che la piorrea dei denti naturali si chiama in termini scientifici parodontite, la piorrea degli impianti si chiama perimplantite ma i fattori di rischio e le cause sono le stesse.

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    Implantologia Termoli Fabio Cordisco

Instruzioni da seguire dopo un intervento di chirurgia orale

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·         RIPOSO: dopo aver lasciato l’ambulatorio, evitare ogni attività che vi possa affaticare. Dormire con un cuscino in più aiuta ad alleviare il gonfiore mattutino.
·         DOLORE: dopo l’intervento una leggera dolorabilità della zona operata può essere una fastidiosa conseguenza che si attenua considerevolmente con l’uso di appropriati analgesici.
·         SANGUINAMENTO: un sanguinamento leggero presente nella saliva è assolutamente normale durante il primo giorno. Evitate quindi pietanze calde per 12 ore e sciacqui ripetuti nelle prime 24 ore. Nel caso di una persistenza del sanguinamento, tamponate la zona interessata con una garzina o dell’ovatta per 15 minuti. Se necessario, ripetete questa manovra un paio di volte. Se tutto questo non è sufficiente contattate lo studio dentistico.
·         GHIACCIO: applicate del ghiaccio sulla guancia, ad intervalli, per circa 3-4 ore.
·         FEBBRE: è possibile un leggero aumento della temperatura nelle prime 48 ore.
·         EDEMA: la zona operata può andare incontro a gonfiore che raggiunge il suo apice dopo circa 48 ore. A volte vi può essere la comparsa di un ematoma che sparirà nel giro di una settimana.
·         FARMACI: assuma regolarmente i farmaci che le sono stati prescritti, oltre ai suoi abituali (salvo altre indicazioni)
·         IGIENE ORALE: non usare lo spazzolino sulla zona operata per circa 2 giorni ma procedete negli sciacqui con un colluttorio a base di Clorexidina. Successivamente praticate un’accurata igiene orale
·         DIETA: per le prime 24 ore eviti cibi caldi e particolarmente duri; briciole di grissini o cracker o biscotti potrebbero penetrare nella ferita chirurgica.
Al termine dell’effetto anestetico è possibile mangiare cibi morbidi e freddi (gelato, latte, yogurt, ricotta). Durante le prime settimane, successive all’intervento chirurgico, è preferibile masticare dal lato opposto alla zona dell’estrazione. In caso di intervento di implantologia a carico immediato raccomandiamo un’alimentazione con dieta morbida per i primi tre mesi.
Una protesi provvisoria al di sopra degli impianti va utilizzata solo per fini estetici dato che la pressione della masticazione potrebbe compromettere l’adesione dell’impianto all’osso.
·         ALCOOL-TABACCO: sono formalmente controindicati per 2 settimane. Possono disturbare la coagulazione, ritardare la cicatrizzazione ed essere responsabili del dolore post-operatorio.

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L’importanza di ricoprire i denti devitalizzati

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La terapia endodontica comporta un indebolimento degli elementi dentari tale da poterne pregiucare la durata.

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I denti devitalizzati (denti che hanno subito un trattamento endodontico) sono più soggetti a frattura rispetto ai denti vitali, la causa è quasi sempre la maggiore perdita di sostanza coronale (la parte di dente emergente dalla gengiva).

I denti devitalizzati necessitano, per poter permanere all’interno del cavo orale, di una ricostruzione coronale questi restauri possono essere eseguiti con una tecnica diretta, (la classica otturazione) o con una tecnica indiretta (rilevamento di una impronta e realizzazione del manufatto all’esterno del cavo orale del paziente).

Quali sono i vantaggi e svantaggi di queste due tecniche di ricostruzione di un dente devitalizzato?

I restauri diretti (otturazioni) si realizzano in una unica seduta dal dentista, sono economici, ma espongono il dente ad un rischio di frattura maggiore rispetto ad un restauro indiretto (corona protesica), Più è ampio il danno coronale e maggiore è il rischio di frattura.

I restauri indiretti (corone protesiche, intarsi ecc.) riducono sensibilmente il rischio di frattura dell’elemento dentario, richiedono almeno due sedute dal dentista per la loro realizzazione ed inoltre sono più costosi di una semplice otturazione.

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Corona protesica, quanto dura?

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La corona protesica pur essendo un atto terapeutico “definitivo”, è soggetta ad una sorta di “invecchiamento” che può limitarne la durata.

Modifiche ai tessuti gengivali circostanti e mantenimento igienico possono alterarne l’aspetto.

I pazienti che digrignano (bruxisti) accelerano il processo di invecchiamento ed aumentano il rischio di frattura dei materiali utilizzati e dei denti o impianti di supporto.

Le corone protesiche possono essere realizzate con vari materiali a seconda dei casi e delle diverse necessità di ciascun paziente.

Le corone possono essere in zirconio, in disilicato di litio o in resina. In quest’ultimo caso si tratta di corone provvisorie. Le corone in metallo e ceramica o metallo e resina, sono ormai in disuso.

I vantaggi legati all’utilizzo dello zirconio o del disilicato di litio rispetto alla metallo ceramica sono molteplici, derivanti anche dal fatto che essendo un materiale “bianco”, quindi di per se estetico, non necessita di essere mascherato nel cavo orale come il metallo.

Le corone sono restauri relativamente costosi (da 450 a 700 euro circa), infatti il paziente si aspetta una buona longevità dello medesime.

Venendo al dunque, per determinare la durata nel tempo di una corona protesica ci si può riferire ad un recente studio olandese, effettuato su 3500 corone protesiche in 1550 pazienti, eseguite tra il 1996 ed il 2011. Le corone sono state realizzate in metallo ceramica e disilicato di litio.

Risultati

La maggior parte delle corone singole valutate in questo studio, sono rappresentate da metallo-ceramica (63,8%) su molari (58,1%). Il tempo di osservazione dei restauri varia da 3 settimane a 11 anni,  con una media di 7 anni. Il tasso medio di fallimenti annui a 11 anni è risultato essere 0,7% per la sopravvivenza delle corone. Le corone singole posizionate su denti nell’arcata superiore hanno manifestato un grado di fallimento superiore rispetto a quelle posizionate inferiormente. Un rischio di fallimento maggiore del 25% è stato osservato nelle corone posizionate negli uomini rispetto a quelle collocate nelle donne.

Conclusioni

Dai dati ottenuti da questo studio si può concludere che le corone singole garantiscono un successo accettabile e soddisfacente a lungo termine

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Dimentica la protesi mobile ! Torna a sorridere grazie all’implantologia

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L’edentulia totale, ossia la mancanza di tutti i denti in una o in entrambe le arcate rappresenta per molti un importante problema a livello estetico e psicologico ma, anche e soprattutto, a livello funzionale; basti pensare alle difficoltà nella semplice masticazione. Non a caso, chi ne soffre, è spesso costretto a una dieta fatta quasi unicamente di cibi liquidi/morbidi.

Con il passare degli anni, inoltre, l’edentulia totale determina un riassorbimento dell’osso mascellare, che, assottigliandosi, può causare, tra l’altro, modifiche vere e proprie del profilo facciale.

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La riabilitazione delle funzioni orali deve. quindi, significare per il paziente

  • soddisfazione
  • facilità di adattamento
  • funzionalità masticatoria
  • autostima
  • miglioramento estetico
  • migliore qualità della vita e nei rapporti sociali

E questo i portatori di protesi mobile, perennemente preoccupati della sua instabilità, lo sanno bene.

La mancanza di diversi denti può essere quindi felicemente risolta facendo ricorso all’implantologia moderna

overdenture-dentistatermoli-cordiscofabio   Overdenture

protesi mobile ancorata agli impianti: l’alternativa più semplice e spesso anche la più conveniente per il trattamento implantare del paziente edentulo. Questo tipo di impianto è indicato soprattutto per i pazienti che già portano una protesi ma insoddisfatti della sua tenuta. Naturalmente la protesi va comunque tolta e pulita dopo i pasti, ma la buona tenuta offre una piacevole sensazione di sicurezza e, in confronto ad una normale dentiera, offre un comfort di masticazione di gran lunga superiore.

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Toronto Bridge (All on 4)

ossia una protesi fissa su impianti che ripristina i denti mancanti dell’intera arcata : soluzione migliore per stabilità, funzionalità, gestione nel tempo e che risulta in grado di eguagliare in aspetto e sensazione i denti naturali.

Rispetto alla protesi mobile, infatti, gli impianti offrono diversi vantaggi nella vita di tutti i giorni :

Denti fissi che non rischiano di cadere creando disagio o imbarazzo

Palato libero per poter parlare e mangiare senza problemi;

Maggiore capacità masticatoria;

Supporto dei tessuti attorno alla bocca per un aspetto più giovanile del viso;

Nessuna necessità di adesivi, né di rimuovere la protesi durante le ore notturne

Implantologia Termoli Cordisco Fabio

Cos’è la Devitalizzazione o Cura Canalare ?

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Il trattamento canalare

In cosa consiste?

Il trattamento canalare (devitalizzazione) consiste nella rimozione della polpa (nervo dentale), presente all’interno del dente e per tutta la lunghezza delle radici, nella sua sostituzione con un’otturazione permanente in guttaperca.

Cosa si ottiene con il trattamento endodontico?

Il risultato è che il dente non sarà più un serbatoio infettivo e, dopo un’adeguata ricostruzione della corona, potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un dente integro. La percentuale di successo di una cura canalare corretta è, in condizioni normali, elevatissima. La percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento endodontico, quando cioè è necessario ripetere la procedura per un insuccesso precedente (errori d’esecuzione, complessità anatomiche, difficoltà obiettive)

Quanto tempo richiede?

Il trattamento endodontico è ormai veloce anche per i molari, grazie alle nuove tecniche e alle moderne apparecchiature a disposizione.

Le fasi operative sono le seguenti:

1 – Anestesia locale per neutralizzare il dolore.

2 – Isolamento del campo operatorio mediante la diga di gomma (mezzo imprescindibile per una buona riuscita della cura canalare) consistente in un foglio di lattice di gomma teso da un archetto e tenuto fermo da un gancio posto intorno al dente da curare o a un dente vicino.

3 – Apertura della camera pulpare: accesso alla polpa attraverso una cavità preparata dal lato masticante del dente

4 – Reperimento del o dei canali radicolari con l’ausilio di ingrandimenti ottici (il microscopio è fortemente indicato).

5 – Misurazione della lunghezza ciascun canale mediante una radiografia e un localizzatore elettronico d’apice (la dose di radiazione assorbita nell’esecuzione di una radiografia ad uso odontoiatrico è minima).

6 – Strumentazione dei canali mediante strumenti endodontici che asportano il materiale contaminato dai batteri e sostanze infette, creando nel medesimo tempo una forma delle pareti adatta a una completa otturazione.

7 – Lavaggi con potenti disinfettanti, per ottenere un ambiente il più possibile pulito e asettico

8 – Otturazione canalare mediante guttaperca, materiale plastico e modellabile con il calore, associato a un cemento canalare

9 – Ricostruzione della corona

10 – Controllo radiografico della fine della cura

11 – Eventuale protesi

La Cura Canalare può far male?

Durante il trattamento endodontico il dolore è sotto controllo grazie all’anestesia locale. Un indolenzimento, che può essere soggettivamente più o meno fastidioso, può essere presente dopo la terapia, ma è facilmente controllabile con un comune analgesico.

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