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COME EDUCARE IL BAMBINO GIA’ DA PICCOLO A PRENDERSI CURA DEL CAVO ORALE.

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La prima visita da qualunque medico genera ansia nel bambino; chi sarà mai quel signore o quella signora con il camice bianco? Perchè la mamma, il papà, la nonna sono così nervosi mentre mi accompagnano?

Certamente il cavo orale, zona ad elevata sensibilità, gioca un ruolo fondamentale per la psiche del bambino: non è un caso se tutti gli oggetti che il bimbo, in tenera età, maneggia con le mani finiscono anche in bocca, proprio per la sensibilità che questo organo reca con sè. Diviene un mezzo per conoscere il mondo; per conseguenza il bimbo è assai allarmato non appena gli si propone di aprire la bocca e, con strumenti a lui non noti, si cerca di osservarne l’interno.

Tutto questo contesto viene poi enfatizzato dai genitori, a loro volta portatori di paure e apprensioni frutto delle precedenti esperienze più o meno fortunate.

TRE, CINQUE E SEI.

Come non iniziare un circolo negativo? Si potrebbe sintetizzarlo con tre, cinque, sei, ovvero le età fondamentali per iniziare un rapporto professionale con l’odontostomatologo. Il modo è assai semplice e il primo passo spetta sempre ai genitori.

Il bimbo, non appena compaiono i primi dentinI da latte, deve essere educato a spazzolarli, per gioco e senza finalità, con spazzolini morbidi e piccoli. In tal modo il contatto con oggetti esterni al cavo orale renderà per il piccolo il fatto familiare; ovrà diventare un’abitudine nel corso di tutta la vita, dobbiamo farlo divenire da subito una consuetudine.

All’età di tre anni è bene fare una prima visita odontoiatrica, logicamente in ambienti protetti, con la presenza dei genitori, avendo cura che questo primo incontro sia un gioco e non un triste rituale foriero di dolori e sofferenze.Solo in questo modo sarà possibile incentivare il futuro ragazzo a sottoporsi a tutte le manovre preventive professionali indispensabili per mantenere una corretta salute dentale. Dopo la prima visita, le scadenze possono essere annuali o, prudenzialmente, semestrali.

I cinque anni risultano essere una base fondamentale per l’evoluzione futura; a quell’età tutti i denti da latte (denti decidui) sono presenti nel cavo orale del bambino.Si può apprezzare il tipo di chiusura (occlusione) che il bambino ha, si possono verificare eventuali danni provocati dalle cosiddette abitudini viziate, la prima tra tutte il succhiamento del dito o del ciuccio.In questa fase, soprattutto se il rapporto tra odontoiatra e bambino si è consolidato, sarà possibile progettare interventi, nel caso si rendano necessari, per instaurare programmi preventivi di correzione dello sviluppo dei mascellari: l’ortodonzia precoce che tende a intercettare un potenziale sviluppo negativo delle ossa mascellari. In questa fase le ossa dei piccoli sono particolarmente plastiche e un modesto intervento, con una durata temporale anche ridotta, può correggere malposizioni ossee e dentali assai gravi.

Una risoluzione a questa età può far risparmiare cure ben più complesse in età più avanzata.

Sempre intorno ai cinque anni si può apprezzare il rischio di carie del bambino; la presenza di carie denuncerà un rischio più o meno marcato e sarà importante instaurare dei programmi preventivi adeguati affinchè non si moltiplichino, particolarmente negli anni immediatamente successivi, quando usciranno i primi molari, ovvero i primi denti permanenti. Al fine di evitare l’insorgenza di carie di questi denti, opportuni programmi preventivi domiciliari e professionali, sigillature dei solchi dei denti permanenti, dovranno essere messi in atto per evitare che il numero di carie si moltiplichi e il dentista diventi uno spauracchio e non un professionista con cui condividere un percorso di vita volto a mantenere la miglior salute orale possibile.

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Quando compri il dentifricio fai attenzione all’R.D.A.

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L’R.D.A. è un indice molto importante che deve essere assolutamente noto quando si utilizza un dentifricio.

Cos’è l’R.D.A.?

È l’acronimo di Relative Dentin Abrasivity ed indica il grado di abrasività del dentifricio. Maggiore sarà il grado di abrasività del dentifricio e maggiore sarà il potere pulente dello stesso nella disgregazione della placca batterica.

Una sostanza abrasiva, se da un lato aumenta l’efficacia pulente, dall’altro è considerata potenzialmente lesiva per denti e gengive. Infatti la pressione dello spazzolino (se non controllata) unita all’azione abrasiva di un dentifricio, a lungo andare, possono determinare conseguenze irreversibili per i tessuti orali.

Bisogna fare molta attenzione perché non sempre il dentifricio riporta l’indice di abrasività, pertanto è necessario chiedere ad un esperto del cavo orale se il prodotto è adatto alla propria condizione orale.

Conoscere il valore di R.D.A. non è sufficiente, è necessario infatti confrontarlo con una scala di riferimento stabilita dell’American Dental Association (A.D.A), che ha suddiviso il grado di abrasività in:

  • Valore Basso: RDA< 50
  • Valore Medio: RDA 50-90
  • Valore Alto: RDA > 90

In caso di sensibilità dentinale è necessario prestare molta attenzione all’RDA, perché un dentifricio molto abrasivo può aggravare ulteriormente i sintomi della sensibilità ai denti; in questi casi è consigliato un dentifricio con RDA inferiore al valore minimo (RDA<50).

I dentifrici con un RDA superiore a 90 devono essere utilizzati con moderazione e con particolare attenzione, controllando sempre pressione esercitata in fase di spazzolamento e l’utilizzo nel tempo.fabiocordisco.it.jpg

Tasche Gengivali, Cosa Sono e Come si Curano

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Le tasche gengivali sono causate da un aumento del solco gengivale, lo spazio stretto e poco profondo ai lati del dente, tra la superficie dentale e l’epitelio sulcare della gengiva. Questo spazio, in condizioni di salute parodontale, misura tra i due ed i tre millimetri. Quando vi sono parodontopatie in atto, esso può superare i quattro millimetri.

Quando il solco gengivale aumenta in profondità, ci troviamo in presenza di quella che viene denominata ‘tasca gengivale’, o più correttamente tasca parodontale, le cui cause sono da attribuirsi principalmente all’accumulo di placca batterica che può arrivare a determinare la distruzione dell’epitelio sulculare, che si ritira, lasciando esposta la radice dentale. I batteri causano gengiviti con conseguenti sanguinamenti provocati anche dal semplice spazzolamento dei denti.

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In seguito alla contrazione della gengiva, anche l’osso sottostante si riassorbe, provocando tasche ossee nelle quali la placca si accumula, calcificandosi in tartaro a causa dell’intervento di elementi presenti nella saliva.

La placca e il tartaro accumulati al di sotto dei tessuti gengivali determinano la progressione della malattia. I batteri si annidano e si moltiplicano nelle tasche parodontali scatenando la risposta dei meccanismi di difesa del sistema immunitario.

La risposta immunitaria e le tossine prodotte dai batteri distruggono gli osteoblasti, le cellule responsabili della riproduzione ossea.

In una seconda fase, durante la riparazione dei tessuti, l’epitelio si rigenera più velocemente dell’osso ricoprendo la tasca parodontale e le impedisce di regredire completamente.

Di conseguenza, si determina un riassorbimento osseo che causa l’instabilità dei denti, che cominciano a muoversi nelle proprie sedi e a cadere, anche se privi di carie o di altre patologie.

L’insorgenza di tasche gengivali è dunque una diretta conseguenza dell’accumulo di placca batterica non rimossa, tuttavia nella sua manifestazione sono coinvolti altri fattori.

Il fumo rappresenta uno di questi, le cui sostanze citotossiche possono distruggere le cellule responsabili della produzione dei tessuti di sostegno dei denti.

Anche le mutazioni ormonali possono influire in maniera rilevante nell’insorgenza della malattia determinando gengiviti, Sono considerate situazioni a rischio: la menopausa, la pubertà e la gravidanza.

Lo stress e il conseguente abbassamento delle difese immunitarie è un elemento concorsuale importante così come alcune terapie farmacologiche a base di contraccettivi, antidepressivi e farmaci antiipertensivi o cortisonici.

In presenza di diabete, inoltre, la malattia ha una maggiore probabilità di insorgenza e in ultimo non va sottovalutata una predisposizione genetica nell’instaurarsi di alcuni fattori di rischio.

Per approfondire:

  1. Perchè le gengive s’infiammano?

  2. Cos’è e come si cura la parodontite?

  3. Cosa faccio in caso di sanguinamento alle gengive?

  4. Come fa il dentista a stabilire se soffro di malattia parodontale?

 I sintomi della malattia parodontale

Quando ci troviamo in presenza dei sintomi sotto elencati, è lecito sospettare una malattia parodontale e quindi raccomandato procedere alle visite mediche specialistiche del caso:

  • gengive sanguinanti o gonfie e irritate;

  • alitosi, provocata dai batteri presenti nel cavo orale, che rilasciano composti volatili dello zolfo;

  • presenza di solchi tra i denti, ritiro delle gengive ed esposizione delle radici dentali;

  • denti che si muovono.

La presenza di tasche gengivali può non essere accompagnata da sintomi evidenti, il che spesso determina una diagnosi tardiva della patologia in atto. Essa viene diagnosticata soltanto in fase avanzata, quando si presentano sintomi importanti come la mobilità dei denti, il dolore, il sanguinamento ed, in alcuni casi, la caduta dei denti. La diagnosi viene effettuata per mezzo del cosiddetto sondaggio parodontale, che consiste nell’inserimento di una speciale sonda di misurazione tra il dente e il bordo gengivale per rilevare le dimensioni dello spazio presente. Le misurazioni vengono effettuate in più punti per stabilire la diffusione e la gravità della patologia che risulta conclamata in presenza di solchi che arrivino a superare i quattro millimetri. In presenza di sintomi quali quelli precedentemente elencati, risulta opportuno sottoporsi a visita specialistica, anche in considerazione del fatto che la presenza di arrossamenti, edemi e gonfiori delle gengive può facilmente nascondere la presenza di tasche gengivali.

Prevenzione delle tasche gengivali e terapia

Al fine di prevenire la formazione delle tasche gengivali, l’uso di dentifricio e spazzolino deve essere accompagnato a quello del filo interdentale, mentre l’utilizzo di collutori non è necessario a meno che il dentista non li consigli espressamente. Almeno una volta all’anno è consigliabile sottoporsi ad una pulizia professionale presso lo studio del proprio dentista. Senza dubbio lo strumento principe ai fini preventivi è rappresentato dallo spazzolino che deve però risultare efficiente. L’uso frequente tende ad allargare le setole e a rendere insufficiente l’intervento di pulizia: per questa ragione si consiglia di cambiare lo spazzolino non appena esso presenti segni evidenti di usura. Contrariamente a quanto spesso si pensa, le setole morbide sono di gran lunga superiori, per efficacia, a quelle dure che rischiano di irritare i delicati tessuti gengivali, anche in considerazione del fatto che ciò che conta è il modo di impiego dello strumento più che la sua conformazione. Esistono diverse tecniche efficaci per la pulizia dentale che il proprio dentista sarà in grado di suggerire.

La terapia delle tasche gengivali e della malattia parodontale sono strettamente correlate allo stadio della patologia in atto. Esse possono comprendere anche la chirurgia mucogengivale – vale a dire tutte quelle procedure idonee a correggere eventuali assenze o difformità dei tessuti gengivali – che va dall’allungamento gengivale fino al vero e proprio innesto di gengiva per coprire le radici esposte, dopo averla prelevata dal palato del paziente, o per coprire le tasche gengivali. Per definire la gravità della recessione gengivale, la classificazione più utilizzata è quella di Miller in base alla quale sono identificate quattro classi: le recessioni appartenenti alle diverse classi, dalla prima alla quarta, presentano gradi di gravità via via maggiori. In base a questa classificazione si ottengono anche precise indicazioni prognostiche che prevedono la possibilità di un intervento risolutivo solo nelle prime due classi.

Un’ azione preventiva fondamentale è smettere di fumare, dato che risulta ormai accertato che oltre la metà dei casi cronici di parodontite è aggravato dal fumo. È consigliabile ridurre la permeabilità dei tessuti gengivali alla placca assumendo integratori contenenti calcio, zinco ed acido folico e, in presenza di sanguinamenti gengivali, assumere vitamina C che ne favorisce la guarigione e ritarda la formazione della placca batterica.

I trattamenti medici e chirurgici per la malattia parodontale

I trattamenti non chirurgici, sono naturalmente il primo approccio per affrontare la malattia. Essi sono rappresentati dalle sedute di pulizia professionale che si aggiungono ad una attenta, regolare e scrupolosa igiene orale quotidiana domiciliare. Sedute di pulizia radicolare profonda – scaling – sono di valido ausilio per tenere sotto controllo il decorso della malattia parodontale. Questo tipo di interventi è indicato per il trattamento degli stadi iniziali della malattia o per forme non particolarmente gravi o avanzate. Tuttavia, qualche volta il trattamento non chirurgico non si rivela sufficiente per controllare o arrestare l’evoluzione della patologia che negli aspetti più avanzati richiede regolari sondaggi parodontali, per stabilire l’eventuale approfondimento delle tasche gengivali e la distruzione dei tessuti di supporto dei denti o dell’osso sottostante.

Il trattamento chirurgico della malattia parodontale, prevede due tipologie di soluzione: la chirurgia resettiva o la chirurgia rigenerativa. La prima ha l’obiettivo di rimodellare l’osso che fornisce il sostegno ai denti, eliminando le anomalie e le irregolarità che possono favorire l’accumulo di placca batterica in questi spazi. Tramite la chirurgia resettiva vengono anche rimosse definitivamente le tasche gengivali allo stadio avanzato, molto profonde, che perpetuano l’accumulo di placca, la proliferazione dei batteri e la conseguente infiammazione. Una volta eliminate le irregolarità che favoriscono la formazione di placca e l’infiammazione, il riassorbimento dei tessuti e la distruzione dell’osso si arrestano e la speranza di un decorso favorevole della malattia e di un recupero definitivo diviene possibile.

La chirurgia rigenerativa impiega tecniche ricostruttive o rigenerative che permettono di riformare il tessuto osseo che la malattia ha compromesso, innestando anche, quando necessario, biomateriali e sostanze chimiche necessarie a tale scopo. Fino a pochi anni fa, i chirurghi odontoiatri dovevano far ricorso all’impianto di tessuto prelevato allo stesso paziente in altre sedi corporee mentre oggi è possibile avvalersi di materiali di nuova concezione e di membrane sostitutive particolarmente efficaci. Tramite l’innesto di nuovo tessuto osseo si stimola la formazione e la rigenerazione dell’osso, per garantire la stabilità dei denti e la loro conservazione.

Tramite interventi di chirurgia plastica gengivale viene anche innestato il tessuto molle deficitario per ricostruire le gengive che si erano ritratte e ricoprire e proteggere le radici dei denti, che si trovavano esposte, con il pericolo di sviluppare carie radicolari. Si tratta, in questo caso, di un intervento di chirurgia micro-invasiva che, oltre a rinsaldare e stabilizzare i denti, consente anche un recupero estetico rilevante. Le ultime ricerche consentono di far ricorso a tessuti esterni, del tutto simili e idonei, senza ricorrere a quelli del paziente stesso.

Nuove frontiere nel trattamento della parodontite e delle tasche gengivali

Le ultime frontiere della terapia per il trattamento di gengiviti e denti mobili includono una tecnica alternativa che, se applicata in uno stadio non troppo avanzato della patologia, può eliminare la necessità dell’intervento chirurgico ma non si sostituisce alla terapia di pulizia meccanica delle tasche gengivali. È possibile impiegare una particolare luce laser all’interno della gengiva. Si tratta di un trattamento sostanzialmente indolore che non necessità di alcuna anestesia. Viene impiegato un laser al neodimio-yag, in grado di eliminare i batteri tramite vaporizzazione, rimuovendo anche l’area malata sulla gengiva senza recare alcun danno né ai tessuti sani né al dente stesso, stimolando allo stesso tempo la rigenerazione del tessuto osseo.

Esiste oggi anche un particolare strumento per la diagnosi di carie o concrezioni, che utilizza la fluorescenza laser a luce rossa. Questo strumento diagnostico è in grado di rilevare una carie profonda anche quando la struttura dello smalto risulti intatta. Oltre alla carie, lo strumento riconosce eventuali concrezioni di tartaro presenti nelle tasche parodontali e consente di eliminarlo completamente. Funziona per mezzo di una luce generata da un diodo laser che possiede una particolare lunghezza d’onda e viene indirizzata verso il dente. In caso di carie o concrezioni di tartaro, l’onda riflessa generata di rimando alla radiazione a fluorescenza provoca un segnale acustico. Un sistema elettronico valuta la lunghezza d’onda elaborata e rileva l’intensità ed il livello del problema dentale. I denti sottoposti alla scansione sono classificati in base a un valore numerico che funge anche da riferimento per il tipo di intervento suggerito.

Correlazione tra parodontite e fumo di sigaretta

Il fumo rappresenta il fattore principale di rischio nello sviluppo di tasche parodontali. Secondo uno studio risalente al 2007 effettuato in Nuova Zelanda presso il Dipartimento di “Scienze Orali dell’Università di Otago” che cercava di quantificare la correlazione tra il fumo di sigaretta e la perdita di tessuto parodontale, i risultati confermano che fumare abitualmente, nel lungo periodo determina danni rilevanti al parodonto dei giovani adulti. Nello stesso studio, si evidenziava anche il netto recupero della salute parodontale nel caso di interruzione del fumo. Un dato interessante rileva che non vi sono sostanziali differenze tra coloro che non hanno mai fumato e chi ha smesso prima dei 26 anni.

La malattia parodontale in gravidanza

È conquista recente la consapevolezza dell’importanza di controlli regolari della placca batterica in previsione di una gravidanza. È opportuno infatti risolvere eventuali problemi alle gengive o al parodonto prima della gravidanza, quando si possono adottare terapie farmacologiche senza dover tener conto delle possibili conseguenze sul feto. L’infezione potrebbe infatti trasmettersi al tratto genito-urinario determinando conseguenze anche gravi sulla gravidanza. Alcuni studi hanno rilevato la dimensione delle tasche gengivali nelle madri di bambini nati normopeso e in quelle di bambini nati sottopeso. La causa di parti prematuri sembra dovuta alla produzione di tossine batteriche e alla loro interazione con le prostaglandine e l’interleuchina prodotte dal corpo della madre. La loro presenza ad un elevato livello nel cavo orale e, di conseguenza, a livello genito-urinario, potrebbe stimolare il parto prematuro.

Uno studio svolto da ricercatori in Belgio ha dimostrato che una leggera masticazione è sufficiente per far entrare in circolo le tossine prodotte dai batteri nelle tasche gengivali che si diffondono nel corpo attraverso il sangue. La parodontite è strettamente correlata alla diffusione delle tossine, che determina stati infiammatori cronici e l’insorgenza di patologie cardiovascolari. I denti sono connessi ad altri organi ed è sufficiente masticare qualcosa perché le endo-tossine batteriche entrino in circolo e li possano raggiungere.

Domande e risposte

Non è normale che i denti si muovano un po’?

No. Al contrario, quando ci troviamo in presenza di mobilità dentale dobbiamo certamente sospettare una possibile parodontite, di cui sono un sintomo molto comune. In questo caso, il consiglio è quello di far visita al proprio dentista e valutare la situazione e le terapie da mettere in atto.

L’alimentazione ha influenza sulla malattia parodontale?

Non in via diretta, anche se è opportuno sottolineare che una sana alimentazione, completa e bilanciata, sta alla base di una buona salute e di un sistema immunitario in grado di difendere opportunamente il nostro organismo.

Che relazione esiste tra patologia parodontale e alito cattivo? È possibile che sia provocato da quest’ultima?

Sì, certamente ed è anzi uno degli aspetti più frequenti che si presentano in conseguenza del progredire della malattia. Infatti, i batteri presenti all’interno delle tasche gengivali che si vengono a formare, sono in grado di produrre composti volatili dello zolfo, responsabili dell’alitosi.

I denti sensibili sono un sintomo della malattia? Come comportarsi in presenza di elevata sensibilità dentale?

Non è detto che si tratti di malattia parodontale, in quando anche la carie può aumentare la sensibilità del dente affetto. Certamente una grande sensibilità dei denti è sempre presente in caso di malattia parodontale, in quanto la base del dente spesso risulta esposta.

Si tratta di una patologia che può colpire anche i bambini?

Esistono forme che presentano un’insorgenza precoce che si possono riscontrare addirittura nei bambini con ancora i denti da latte, per quanto i casi non siano frequenti.

È giusto ritenere che esista una correlazione tra la malattia e le patologie cardiache?

La malattia parodontale esercita un’influenza sulle patologie cardiache, in senso peggiorativo. Trattandosi di un’infezione batterica, i batteri responsabili possono facilmente introdursi nel flusso ematico ed aggravare le condizioni generali di alcune persone affette da malattie cardiache, quali ad esempio le endocarditi infettive.

Può essere utile fare sciacqui con un collutorio?

In presenza di patologia parodontale, quando si riveli difficoltoso l’uso del comune spazzolino, può essere prescritto dal dentista un collutorio con specifica azione antibatterica per contrastare la malattia e garantire una corretta igiene orale, che andrebbe utilizzato per periodi di tempo limitati al trattamento della patologia. È opportuno sottolineare, tuttavia, che i comuni collutori non sono da intendersi come sostituti dello spazzolino.

La presenza di denti storti rappresenta un rischio di insorgenza della malattia?

No. Il rischio di sviluppare la malattia parodontale è strettamente correlato con la presenza di placca batterica accumulata. Solo se la posizione dei denti ostacolasse la possibilità di effettuare una corretta igiene orale il rischio di sviluppare la malattia potrebbe considerarsi aumentato.

Esiste un legame tra diabete e malattia?

Sì, purtroppo. Oggi, il diabete mellito è ritenuto essere tra i principali fattori di rischio. Il consiglio per chi si trovi affetto da diabete è quello di sottoporsi a una visita dal proprio dentista, nel caso si presentasse qualcuno dei sintomi descritti.

Come si giunge a una diagnosi di malattia parodontale?

Il dentista giunge a formulare la diagnosi utilizzando una serie di strumenti diagnostici che comprendono l’esame della bocca, le radiografie, eventuali strumenti di laboratorio. Uno strumento di particolare importanza è la sonda parodontale per riuscire a individuare eventuali tasche che interessino i tessuti parodontali, in presenza delle quali la diagnosi è praticamente certa.

La malattia parodontale è ereditaria?

No, non si tratta di una patologia ereditaria ma di una patologia la cui insorgenza è invece strettamente correlata ad una insufficiente igiene orale. Recenti studi hanno però evidenziato l’ereditarietà di alcuni fattori che predispongono allo sviluppo della malattia.

Esiste una qualche correlazione tra alcuni farmaci e lo sviluppo della malattia?

Esistono farmaci che possono provocare alterazioni a livello dei tessuti parodontali.

La malattia parodontale si cura con gli antibiotici?

La terapia della malattia parodontale viene prescritta dal parodontologo in base alla tipologia e alla gravità della patologia. Gli antibiotici possono rientrare nel piano di trattamento a discrezione dello specialista, in alcuni casi.

C’è qualche relazione tra la malattia parodontale e il fumo?

Il fumo aggrava il quadro patologico e può provocare la perdita dei denti.

A cosa è dovuto il sanguinamento delle gengive e che relazione esiste con la malattia?

Le gengive sanguinano quando l’igiene orale non viene effettuata in modo costante o corretto. Il sanguinamento delle gengive, quando non in presenza di traumi o lesioni localizzate, dipende da una infiammazione dei tessuti gengivali. Il sanguinamento è molto frequente in caso di malattia parodontale.

Cosa succede se si contrae la malattia durante una gravidanza?

Gli squilibri ormonali provocati dalla gravidanza possono aggravare il rischio di infiammazione gengivale e dunque i controlli saranno importanti anche al fine di scongiurare un parto prematuro o la nascita del bambino sottopeso.

La menopausa può essere un’età a rischio?

Ogni periodo di squilibrio ormonale può rappresentare un incremento del rischio potenziale per la salute parodontale.

Che cos’è il parodonto?

È il tessuto che consente l’ancoraggio dei denti alle ossa mascellari ed è costituito dalle gengive, e da cemento radicolare, legamento parodontale e osso alveolare.

Che cos’è la placca batterica?

La placca batterica è costituita da batteri che aderiscono alla superficie dei denti. Un accumulo di placca può produrre un’infiammazione gengivale.

Lo sbiancamento dei denti è controindicato?

In generale non ci sono controindicazioni legate direttamente al rischio di sviluppo di parodontite.

Quali sono i soggetti a rischio di malattia parodontale?

Tutti coloro che hanno una predisposizione allo sviluppo di tale patologia e coloro che effettuano una scarsa pulizia dentale, i fumatori e i soggetti diabetici.

Quali sono i consigli per una efficace igiene orale?

Una buona igiene orale richiede pochi e semplici interventi ma che siano costanti e regolari. È opportuno lavare i denti con lo spazzolino e con il filo interdentale dopo i pasti e comunque almeno una volta al giorno. La pulizia dei denti deve essere eseguita con cura, in modo da rimuovere quanta più placca possibile dalla superficie dei denti e dagli interstizi tra di essi. Si sconsiglia l’utilizzo di spazzolini con setole troppo dure che potrebbero provocare irritazioni ed anche lesioni ai delicati tessuti gengivali. Il dentista potrà fornire utili indicazioni sia sugli strumenti più idonei che sulla corretta metodologia di pulizia.

Che cos’è il tartaro, come si forma e come si rimuove?

Quando la placca batterica non viene regolarmente rimossa dalle superfici dei denti, può calcificarsi a causa di elementi presenti nella saliva e provocare danni gengivali che vengono trattati attraverso la loro rimozione. Il tartaro viene rimosso dalle superfici dentali con l’utilizzo di strumenti manuali e di apparecchiature ad ultrasuoni.

Si può recuperare il sostegno osseo compromesso dalla malattia parodontale?

Le nuove frontiere in merito alla terapia della malattia parodontale consentono sia la completa guarigione della parodontite, con la scomparsa delle tasche gengivali, sia il recupero e la rigenerazione del parodonto. Il parodontologo è in grado di ripristinare il sostegno osseo compromesso dalla parodontopatia, grazie a procedure chirurgiche anche piuttosto sofisticate.

Per avere denti sani curiamo quelli da latte

importanza della cura dei denti da latte

E’ importante curare la pulizia dei denti da latte dei bambini perchè in futuro abbiano dei denti sani.

C’è un mito presso i genitori riguardante la pulizia dei denti da latte: dovendo cadere, essendo per loro natura transitori, non occorre  curarne particolarmente la pulizia. Invece come spiega in modo chiarissimo questo articolo è fondamentale che si inizi subito a  curarne la pulizia.

“I denti da latte sono una palestra con cui il bambino deve allenarsi per acquisire uno stile di vita positivo che gli consentirà  di vivere una vita senza trapano. Se i genitori iniziano a pulire i denti da latte appena spuntati, il bimbo non avrà  nessuna difficoltà ad abituarsi a lavarli”. Particolari segreti non ce ne sono: “Bisogna iniziare molto presto. Un modo classico per  acquisire un comportamento è ll’imitazione: un piccolo che vede i genitori  pulirsi i denti, magari stimolato, tenderà  naturalmente a farlo”.

Naturalmente molti genitori si chiederanno cosa usare dato che lo spazzolino tradizionale pur con setole morbide sembra overkill per lo scopo, ed infatti l’autore da indicazioni precise che inizialmente fanno a meno dello spazzolino:


“Quando spuntano i primi dentini è opportuno che due volte al giorno la mamma o il papà  passino sui denti una garza imbibita di dentifricio al fluoro con una concentrazione non superiore a 500 parti per milione “. Le cose poi cambiano con l’età : “Dai 2 fino ai 6 anni  è necessario che i genitori sollecitino e aiutino un bambino a lavarsi i denti con un dentifricio contenente 500/1000 ppm di fluoro mettendone sulla testina una piccola quantità “. Mentre dai 6 anni in su è bene aumentare la quantità  di dentifricio – pari a una striscia di dentifricio di 1-2 cm – mantenendo la concentrazione di 1000/1400 ppm di fluoro. “Va da se che un bambino non sa lavarsi i denti; lavare i denti vuol dire rimuovere con le setole la placca batterica – spiega l’esperto -. Un piccolo non ha la maturità  neuromuscolare per farlo. Ma è importante che lo si abitui a farlo due volte al giorno: da una parte garantirà  il necessario apporto di fluoro in bocca, dall’altra acquisirà  un’abitudine utile per il resto della vita”.

INFO PER MAMME E BIMBI

Pedodonzia: qualche risposta alle domande più frequenti delle mamme :

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1) Perche’ sono importanti i dentini da latte?
Spesso c’è una convinzione, da parte dei genitori, che i dentini da latte non siano poi così importanti perchè provvisori.
Invece sono importantissimi perchè:
1. Conservano lo spazio per i successivi denti permanenti
2. Insieme alla lingua intervengono nella crescita’ mandibolare e mascellare
3. Sono una chiave importante nel corretto sviluppo del linguaggio e della fonazione
4. Se correttamente sviluppati danno una positiva immagine di se’

2) Quando iniziare a pulire i dentini da latte, e come?
Da 0 mesi all’eruzione del primo dentino bisogna cominciare a pulire le gengive del bimbo con una garzina inumidita, possibilmente dopo ogni poppata.
Successivamente, all’arrivo del primo dentino, si può cominciare a spazzolarlo con lo spazzolino appositamente studiato per i piccini, senza uso di dentifricio, con un movimento delicato dalla gengiva al dente.
Con l’arrivo dei premolari e molari da latte (attorno ai 24 mesi) oltre al movimento verticale (sempre dalla gengiva al dente, mai l’opposto) si aggiungono i movimenti “avanti-indietro” sulla superficie masticatoria (proprio dove nascono le prime carie), cercando di allontanare qualsiasi residuo alimentare dai solchi del dente.
Lavare i propri denti dopo ogni pasto principale, dando così il buon esempio, è una regola che vale per tutta la famiglia. Appena il bimbo/a è in grado di sputare, si può iniziare con l’uso del dentifricio specifico per l’età del bimbo, privo di fluoro (attenzione: la quantità del dentifricio deve essere pari ad una piccola lenticchia).

3) Come prevenire la carie nei bambini?
La regola d’oro è una corretta igiene orale dopo ogni pasto principale, riducendo al minimo i fuoripasto fatti di merendine, dolci, succhi di frutta, bevande zuccherate e caramelle gommose. Previlegiare viceversa la frutta e la verdura fresca! Comunque se è vero che gli zuccheri semplici (contenuti nelle bibite gassate, dolciumi, succhi di frutta, zucchero da tavola, miele etc.) vengono rapidamente utilizzati dalla flora batterica, è altrettanto vero che alimenti contenenti carboidrati complessi (pasta, pane, riso, orzo, farro, mais, segale, patate etc.) sono altrettanto pericolosi. Infatti, secondo recenti ricerche, sembrerebbe che sia più importante il tempo di permanenza del cibo all’interno della bocca rispetto alla quantità totale di zuccheri in esso contenuta. Gli alimenti zuccherini quindi possono essere consumati a patto che siano prontamente seguiti da un’adeguata pulizia orale, ma non prima di 10 minuti, per permettere alla saliva di tamponare il pH acido dopo ingestione, per esempio, di mele o agrumi. Infine ricordiamoci che l’alimentazione deve garantire un apporto di vitamine e minerali necessari a garantire la salute dei tessuti dentari (calcio, magnesio, fluoro, e fosforo in primis). Curiosità: via libera al succo di ossicocco (o cranberry), unico nel suo genere, in grado di prevenire la formazione di placca sulla superficie dei denti, interferendo con la capacità di un batterio gram-negativo, che prende il nome di Streptococcus mutans, implicato nella cariogenesi, di aderire alla superficie dello smalto.

4)Le sigillature dei solchi sono una buona prevenzione della carie nei bambini?
La funzione delle sigillature è di proteggere i denti dalla formazione della carie occlusale, e deve essere effettuata non appena i denti posteriori permanenti sono completamente erotti
nel cavo orale (solitamente intorno ai 6 anni). Normalmente si sigillano i molari permanenti, perché caratterizzati da una anatomia complessa, ricca di solchi e fossette difficili da pulire per la mano ancora poco esperta del bambino; ma è consigliabile sigillare anche i premolari e molari da latte, che vanno incontro alla permuta molto più avanti (attorno ai 9/11 anni), e che è quindi opportuno mantenere in bocca nelle migliori condizioni possibili fino a quel momento.
La sigillatura dei solchi consiste nell’applicazione di un materiale fluido e resinoso che scorre molto bene all’interno dei solchi e delle fossette dei denti, ed indurendosi (con una lampada fotopolimerizzante, in poco tempo e senza fastidio né dolore, non si usano strumenti aggressivi) ne rende la superficie masticante più uniforme. Questo impedisce il ristagno del cibo nei solchi, rendendone la superficie più detergibile. Inoltre la presenza di fluoro a rilascio graduale nel materiale utilizzato contribuisce a rinforzare lo smalto ed a proteggerlo ulteriormente dalla formazione della carie. Il tutto, ripetiamo, è assolutamente indolore, con brevi sedute da 10 minuti circa. Solitamente in due o al massimo tre sedute si sigillano sia i premolari e molari da latte che, soprattutto, i primi molari permanenti (che sono quattro!).

5) Quando portare i bambini a fare la prima visita dal dentista?
Generalmente consigliamo di non posticipare troppo in là, negli anni, sia per far conoscere ai bimbi la figura del dentista, sia soprattutto per non aspettare l’insorgenza delle prime problematiche dovute alla carie già in atto. Aspettando il “buco”, o addirittura i primi sintomi legati ad una carie avanzata (dolore, ascesso, dente distrutto), il primo approccio con la figura del dentista risulterebbe certamente più traumatico, e costringerebbe ad intervenire in prima battuta senza aver costruito precedentemente un rapporto di fiducia con il proprio curante. Quindi il consiglio è di introdurre la figura dell’odontoiatra già all’età di 3 anni, magari iniziando soltanto a contare i dentini insieme e facendo un giro su e giù sulla poltrona ’’magica’’ del dentista. Fare la prima visita precocemente è quindi importante anche per gettare le basi per un buon rapporto tra il bambino ed il dentista, e quindi tra l’adulto del domani ed il dentista.
Un suggerimento importante è non usare MAI il dentista come minaccia nei confronti di un bimbo restio a lavarsi i denti, o che mangia troppi dolci, poiché questo costituisce il miglior viatico per una futura fobia.

6) Il mio bambino ha delle macchie scure sui denti, che cosa sono?
Se si tratta di piccole macchioline alla base dei denti che formano una specie di linea scura a livello del colletto, è una cosa assolutamente innocua, non crea danno alcuno, e sembrerebbe pure associato ad una bassa incidenza di carie. Gli americani identificano qs fenomeno come Black Tartar, ma non si tratta di tartaro, bensì di batteri cromogeni che, associati ad una certa composizione salivare, creano queste macchioline scure. Queste macchie possono essere rimosse dal dentista con un gommino ruotante e un po’ di pasta abrasiva, ma tendono a riformarsi velocemente.

Carie nei bambini, dietrofront degli esperti sul fluoro: «No alle gocce. L’unico utile per la prevenzione è quello nei dentifrici»

Carie nei bambini, dietrofront degli esperti sul fluoro: «No alle gocce. L’unico utile per la prevenzione è quello nei dentifrici»

Dentista-Termoli-Cordisco-Fabio

Per anni i pediatri ci hanno raccomandato di somministrare gocce di fluoro nei bimbi sopra i sei mesi per prevenire le carie. Peccato che adesso la Società italiana di odontoiatria infantile, nelle nuove linee guida per la promozione della salute orale nell’età evolutiva, faccia una decisa retromarcia. Sottolineando che per la prevenzione della carie va privilegiato l’impiego topico di fluoro (ovvero quello nei dentifrici) rispetto a quello sistemico in gocce e compresse.

Di «rivoluzione» parla Giuseppe Marzo, che a margine del 17° congresso nazionale della Sioi in corso a Roma, sottolineano come le nuove guidelines «centrano il nostro obiettivo, che è quello di allinearsi allo standard d’eccellenza dei Paesi scientificamente più avanzati: le evidenze scientifiche hanno infatti dimostrato che l’unico fluoro utile è quello che arriva a contatto con la superficie dei denti».

Le raccomandazioni – già recepite dal ministero della Salute e approvate dal Consiglio superiore di sanità, grazie al lavoro di un pool di esperti tra cui i rappresentanti della Sioi – «hanno ridimensionato notevolmente l’indicazione all’uso sistemico del fluoro, dando risalto alla qualità e all’efficacia superiore della forma di somministrazione topica sia domiciliare sia professionale» attraverso l’uso di gel e dentifrici.

Non solo. Le concentrazioni di fluoro per uso topico devono essere variabili e rapportate all’età e alla suscettibilità alla carie del singolo bambino. «I piccoli di solito ingoiano il dentifricio – sottolinea Marzo – ed è quindi importante per la loro salute che essi utilizzino un prodotto a basso contenuto di fluoro». Le evidenze scientifiche suggeriscono inoltre che, per una corretta prevenzione della salute dei denti, è opportuno cominciare le visite dal dentista già dai tre anni.

Fonte: http://www.sanita.ilsole24ore.com

Sei una neomamma ? Conosci la “Sindrome da Biberon” ?

Bright mother feeding her adorable son in the kitchen  Il tuo bambino non ti lascia dormire la notte?

Si addormenta solo con il biberon e camomilla solubile o con il ciuccio e miele?

Sappi che l’assunzione prolungata e notturna di bevande zuccherate, o di succhiotti intinti in sostanze zuccherate, a scopo di calmante è da considerarsi un’abitudine alimentare scorretta.

Tra le bevande zuccherate: camomilla solubile, succhi di frutta, tisane dolci, latte con zucchero o miele, latte e biscotti, etc.

Oltre al fattore di predisposizione indviduale, l’esposizione prolungata agli zuccheri dei denti da latte favorisce la comparsa del processo carioso prevalentemente nel settore dei denti frontali, ma anche altri denti ne possono essere colpiti.

La carie nei neonati e nei bambini molto piccoli è spesso definita come “Carie o sindrome da biberon”.

È un problema che riguarda i piccoli tra i 9 mesi ca. e 3 anni di età.

Pensi che i denti da latte, essendo temporanei, non siano importanti?

I denti decidui come quelli permanenti sono necessari per masticare, parlare, sorridere, oltre ad essere fondamentali nel processo di eruzione di quelli permanenti.

Durante la notte il flusso salivare diminuisce, non esplicando così la sua funzione di tamponamento dell’acidità, provocata dai batteri con la fermentazione degli zuccheri. Lo smalto dei denti a causa di questa acidità diventerà più suscettibile agli attacchi dei batteri.

Se la carie da biberon non viene trattata provocherà dolore e infezione. I denti gravemente cariati potranno avere bisogno di essere rimossi.

Se i denti sono infetti o persi troppo presto a causa della carie da biberon, il bambino potrà sviluppare abitudini viziate, problemi di linguaggio e anche lo stato di salute dei denti permanenti potrà esserne condizionato. Inoltre, in seguito all’estrazione di un dente deciduo, le probabilità che i denti permenenti erompano in una direzione non corretta aumentano.

I nostri consigli

La buona notizia è che con alcuni semplici accorgimenti si può prevenire la sindrome da biberon:

– Pulisci le gengive del tuo bambino con una garza o un panno pulito dopo ogni poppata;

– Inizia a pulire i denti del tuo bambino, senza dentifricio, quando erompe il suo primo dente;

– Utilizza uno spazzolino con setole morbide per abituare il bambino all’igiene orale;

– Pulisci e massaggia le gengive anche nelle zone prive di denti;

– Quando tutti i denti da latte sono erotti passa il filo interdentale;

– Programma per tuo figlio regolari visite odontoiatriche e sappi che i rivestimenti sigillanti possono aiutare a prevenire la carie nei bambini.

Ricorda:

– Non permettere mai al bambino di addormentarsi con il biberon contenente altro che acqua;

– Non dare mai al tuo bambino un ciuccio immerso in qualcosa di dolce;

– Riduci lo zucchero nella dieta soprattutto tra i pasti.

Non è mai troppo tardi per eliminare le cattive abitudini. Se il tuo bambino beve liquidi zuccherati dal biberon durante la notte, puoi rompere questa abitudine gradualmente, diluendo il contenuto della bottiglia con acqua.

Consigli:

– Se il tuo bambino ha le gengive gonfie in seguito all’eruzione dei denti con conseguente dolorabilità, puoi utilizzare delle creme specifiche naturali o emollienti a base di camomilla.

– Non far utilizzare durante i pasti al tuo bambino le tue stoviglie, la carie è trasmissibile. Studi clinici hanno evidenziato come nella bocca di un bambino ancora privo di denti, non sia presente il microrganismo della carie e come la sua presenza sia riconducibile ad un meccanismo di trasmissisione da parte della madre.

Per qualsisi dubbio o curiosità rivolgiti al tuo dentista o igienista dentale che sapranno darti tutte le risposte che cerchi.

La salute orale del tuo bambino è molto importante anche per noi.

Prevenire la carie nei bambini: il fluoro

dentista-termoli-bambini-cordisco-fabio                     La somministrazione di fluoro                                                è uno degli argomenti più dibattuti degli ultimi anni, sebbene né odontoiatri, né pediatri, né igienisti dentali mettano in discussione che la FLUOROPROFILASSI sia un’arma fondamentale per prevenire la carie nei denti da latte.

La confusione, o quanto meno i punti di vista differenti, nascono sulla modalità di somministrazione del fluoro nei bambini. Il risultato è che spesso i genitori non sanno come comportarsi!

Ma andiamo con ordine. Intanto, cos’è il fluoro?

È un minerale naturale presente sulla crosta terrestre e per questo viene già normalmente assimilato in piccole quantità dal nostro organismo, attraverso l’alimentazione vegetale e durante l’assunzione dell’acqua. In alcuni paesi con bassa concentrazione di fluoro naturale, come gli Stati Uniti, viene addirittura aggiunto nella rete idrica, proprio con l’obiettivo di ridurre l’incidenza della carie nella popolazione.

Perché protegge dalla carie?

Il fluoruro aiuta le ossa e i denti dei bambini in fase di crescita, rafforzando lo smalto dei denti da latte e di quelli permanenti prima che erompano. Anche negli adulti continua la sua funzione protettiva dello smalto dei denti permanenti.

Come somministrarlo?

Ed eccoci al “dunque”. Per anni la comunità scientifica ha consigliato un’assunzione per via sistemica del fluoro, attraverso cioè l’uso di gocce o pastigliette. Secondo gli ultimi studi, invece, è sufficiente assumerlo per via topica, attraverso l’uso di dentifrici fluorati o di gel ad alta concentrazione di fluoro, applicato con apposite mascherine, durante le sedute di igiene orale.

Per questo è stata realizzataa novembre del 2013, la revisione delle Linee guida per la prevenzione della salute orale in età evolutiva, messe a punto da un gruppo di esperti e approvate dal Ministero come aggiornamento del testo del 2008.

Le nuove “Linee guida” suggeriscono inoltre che le quantità di fluoro presenti nei dentifrici devono essere rapportate all’età dei bambini e alla personale predisposizione alle carie:

  • dai 6 mesi ai 6 anni si può usare un dentifricio contenente almeno 1000 ppm (parti per milione) di fluoro, due volte al giorno, con una quantità pari alla grandezza di una lenticchia, (lo spazzolino va solo “sporcato” col dentifricio).  
  • Nei bambini oltre i 6 anni si può usare un dentifricio con 1000-1500 ppm di fluoro e con quantità sullo spazzolino crescenti con il crescere dell’età. 

Il fluoro in compresse o gocce non viene comunque bandito, ma riservato a casi particolari e sempre prima sottoposti all’odontoiatra infantile o al pediatra, per comprenderne la necessità e stabilirne la corretta somministrazione per evitare di incorrere nel rischio di un sovradosaggio. 

Con questo aggiornamento delle Linee guida anche l’Italia si allinea comunque alle pratiche di somministrazione del fluoro degli altri paesi, dove già da tempo, si consiglia l’uso del fluoro per via topica.

3, 6, 4… A che età portare i bambini dal dentista

Cordisco-Fabio-Dentista-Termoli
Tutti i genitori si pongono domande sulla salute dei propri figli. Spesso, però, l’argomento salute e igiene dentale non viene affrontato con la giusta serenità e onestamente siamo anche noi meno informati rispetto ad altri temi.

Una delle questioni che più spesso sento dibattere è “A che età possiamo iniziare a portare i bambini dal dentista?” C’è chi dice 6, chi 3, chi 4 anni. ALT, fermi tutti. Non diamo i numeri!

Oggi pediatri, odontoiatri e igienisti dentali ci consigliano di fare la prima visita già a partire da 1 anno di età, o comunque, entro i 6 mesi dalla comparsa del primo dentino. Questo perché l’atto più responsabile che possiamo fare per i nostri bambini è la PREVENZIONE.

Prima si inizia ad andare dal dentista e a rispettare un programma periodico di controlli e di igiene dentale, meglio è. Il bambino, dopo le prime volte, vivrà questa esperienza come un visita di routine, sarà rilassato nell’affidarsi alle cure, senza tensioni e paure spesso create da interventi di emergenza e situazioni di dolore.

Odontoiatra e igienista potranno creare con noi una relazione di qualità e avranno le occasioni per poterci parlare di alimentazione corretta, fluoroprofilassi, igiene e, in generale, di stile di vita sano.

Siamo tutti noi insieme, genitori, bambino, medico e igienista, la squadra vincente! Una squadra che può guidare il bambino verso la prevenzione e la cura della malattia dentale.

Il dentista e l’igienista, se vissuti così da tutta la famiglia, lo saranno anche dal bambino: due amici che ci aiutano a star bene!

Alcuni consigli pratici:

– Informare il bambino sulla visita qualche giorno prima. Spiegandogli cosa farà il dentista o l’igienista e perché è necessaria. Il tutto con tranquillità e con un linguaggio semplice, descrivendogli anche il luogo della visita.

– Prendere l’appuntamento, quando possibile, durante le ore mattutine quando il bambino è più riposato.

– Evitare di dire al bambino di “fare il bravo” o di “non piangere”. Queste frasi potrebbero incutere nel bambino paura e timore per la visita.

– A seconda del tipo di cura, evitare di dire al bambino che con certezza non sentirà dolore. È meglio che il bambino sia preparato all’eventualità di avere qualche fastidio. Una bugia, anche se in buona fede, potrebbe portare ad una sfiducia verso il genitore e il dentista.

– Se lo desidera, permettere al bambino di portare con sé il giocattolo o il peluche del cuore. Questo gli donerà maggiore sicurezza.

– All’inizio il bambino più piccolo può guardare la mamma o il papà che si fanno visitare, magari mentre è in braccio all’altro genitore.